11/12/2017
Montecitorio, Sala della Regina

Intervento introduttivo in apertura del Secondo Forum Parlamentare Italia-America Latina e Caraibi, sul tema ‘Il ruolo dei parlamenti nell’attuazione dell’agenda 2030 e nel partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile’

Mi fa molto piacere aprire i lavori del Secondo Forum parlamentare Italia-America Latina e Caraibi. Do il più caloroso benvenuto a tutti voi, colleghi parlamentari, che avete accettato il nostro invito a essere qui oggi.

Saluto il Presidente dell'IILA - Organizzazione internazionale italo-latinoamericana e Ambasciatore della Repubblica di Colombia in Italia, Juan Rafael Mesa, e lo ringrazio per il lavoro importante che ha fatto per concedere a noi oggi di essere qui insieme. Rinnovo le mie felicitazioni all'IILA che ha fatto un compleanno importante, 50 anni di attività che sono state proprio da ponte fra le nostre due realtà. Un lavoro sempre attivo e capace di mettere insieme l'Italia e l'America Latina.

Uno speciale ringraziamento va anche alla Vice Presidente della Camera Marina Sereni, che tanto teneva a questo incontro e che si è molto impegnata per la sua realizzazione; così come alla Vice Presidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi, anche lei ha profuso molto impegno per questo evento. E mi fa piacere che siamo tre donne a rappresentare il Parlamento italiano, oltre ai colleghi uomini che sono seduti. Ringrazio anche il presidente Realacci per essere qui.

Siamo alla seconda edizione di questo Forum perché siamo convinti che sia importante. La prima volta, a mio avviso, è stata molto positiva anche a livello di scambi personali, oltre che per mantenere vivo l'impegno istituzionale; ma per noi è importante perché c'è una rilevanza strategica dei rapporti fra l'Italia e la regione del mondo che voi rappresentate.

Quindi ci sembra giusto affiancare al vertice governativo anche il Forum parlamentare. Questa è la logica: perché il Parlamento rappresenta tutti gli orientamenti di un paese, non solo uno ma tutti al completo, e dunque è giusto che in questo ambito si abbia un dialogo aperto sulla collaborazione tra queste due aree geografiche. Abbiamo anche voluto sottolineare, sin dal titolo di questo incontro, il ruolo attivo che possono avere le Assemblee parlamentari quando si tratta delle grandi sfide; e l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è una grande sfida. Sono certa che uscirà fuori un documento con proposte innovative, che noi potremo poi sottoporre ai governi che si incontreranno mercoledì prossimo qui a Roma.

Quali sono i rapporti che intercorrono tra l'Italia e l'America latina? Se così si può dire, l'America latina è una realtà molto composita.

I rapporti sono molteplici: sono di natura politica, economica e culturale e sono rapporti antichi che risalgono alla fondazione delle nostre democrazie. Non c'è da nascondere il fatto che questi rapporti sono stati rinsaldati, se possibile, anche dalla presenza di tantissimi emigrati italiani, che nel tempo si sono fatti strada, con tante difficoltà all'inizio, ma che oggi in molti casi fanno parte della classe dirigente.

Nonostante tutto questo, noi non dobbiamo dare per scontati i nostri rapporti, che sono forti, ma non si può pensare che vadano avanti in automatico. No, questo non può essere dato per scontato, e dunque è giusto alimentare e rilanciare continuamente i nostri rapporti.

I versanti sui quali vorrei attirare la vostra attenzione sono due. In primo luogo, a mio avviso, noi abbiamo in comune la sfida della difesa della democrazia. Molti paesi latinoamericani sono usciti da regimi totalitari nel corso degli anni '80. Lo hanno fatto sicuramente grazie alla forza dei loro cittadini, ma anche grazie alla capacità istituzionale di opporsi a simili esperienze, e alla lungimiranza di fare una vera e propria "politica della memoria" rispetto agli orrori del passato.

Io stessa ho potuto constatare, nella mia visita istituzionale in America Latina nel maggio del 2015, quanto lavoro c'è stato sulla memoria. Ricordo con emozione l'incontro a Buenos Aires con le Abuelas de Plaza de Mayo, che mi hanno dedicato il loro tempo, la loro memoria e i loro racconti; così come, a Santiago del Cile, ho visitato il Museo della Memoria e dei Diritti Umani e anche Villa Grimaldi.

Tutto questo per dire che in America Latina come in Europa dobbiamo rinnovare continuamente il ricordo delle dittature e non dobbiamo mai abbassare la guardia rispetto a queste minacce di aggressione ai nostri ordinamenti democratici. Anche in Europa questa sta diventando una seria questione. In Italia sono attivi gruppi, talvolta veri e propri partiti, che s'ispirano apertamente ad ideologie fasciste, sfidano apertamente lo Stato anche nella sfera digitale. Succede da noi, ma immagino anche negli altri paesi. Ad esempio su facebook abbiamo migliaia di pagine che inneggiano al fascismo: alcune di queste sono chiaramente apologetiche e l'apologia di fascismo nel nostro Paese è un reato; dunque non è possibile che facebook sia una terra di nessuno dove tutto è possibile, senza riferimenti e senza norme. E non si può liquidare la questione con il fatto che il fascismo e il nazismo sono stati fenomeni nazionali, sono regolati da leggi nazionali e dunque facebook non se ne occupa: perché il fascismo e il nazismo sono state tragedie globali, mondiali, e quindi non si può liquidare la questione in un modo così sbrigativo. Dobbiamo rafforzare l'alleanza fra tutte le assemblee parlamentari liberamente elette per contrastare con ogni mezzo la banalizzazione di queste tendenze estremiste. Non sono gruppuscoli di ragazzi eccentrici o intemperanti. Non si può essere troppo indulgenti con questo fenomeno perché altrimenti si arriva quando è troppo tardi.

L'Italia è anche al fianco dei paesi latinoamericani che in tempi più recenti hanno dovuto affrontare crisi molto difficili della loro vita democratica.

Penso alla Colombia, signor Ambasciatore Mesa, dove si è da poco concluso con successo il processo di riconciliazione nazionale. Mi congratulo per questo risultato, dopo anni e anni di instabilità, di guerriglia e, a volte, di guerra civile in alcune zone del Paese. Penso al Venezuela, teatro oggi di una grave crisi politico-istituzionale, dove l'Italia sostiene con forza tutte le iniziative per individuare soluzioni di mediazione in grado di pacificare il Paese e di garantire il rispetto dei diritti umani e delle regole democratiche.

Il secondo versante su cui agire insieme è quello sociale. La crisi delle nostre democrazie deriva anche dall'incapacità dimostrata nell'affrontare con efficacia grandi questioni come quella dell'aumentare delle diseguaglianze e del persistere di vaste sacche di povertà, anche nelle società più avanzate. Vi sono paesi latinoamericani che hanno fatto grandi progressi in proposito: penso ad esempio a quanto avvenuto in Brasile con i programmi di lotta alla povertà.

Sedi come il nostro Forum possono essere molto utili proprio per scambiare esperienze e mettere a punto soluzioni condivise su temi cruciali come questo delle diseguaglianze.

Collegata con il problema delle diseguaglianze è l'esigenza di avviare politiche economiche che siano favorevoli allo sviluppo, e quindi il rilancio dell'occupazione per dare prospettive di vita concrete e anche prosperità, soprattutto alle giovani generazioni.

Perché le politiche di austerità a senso unico hanno gravemente nuociuto all'economia europea, in particolare al nostro Paese - e non solo ad esso, certo, ma il nostro Paese ne ha risentito fortemente - e hanno avuto effetti negativi anche in alcuni paesi dell'America Latina.

Dobbiamo incoraggiare un orientamento diverso, che sia favorevole a realizzare investimenti nei settori che possono fare da traino, come le reti energetiche, il miglioramento della vita nelle grandi città, i servizi sociali.

Insieme l'Italia e l'America Latina possono collaborare in questo campo attraverso forme di cooperazione che mettano anche in comunicazione la nostra rete di piccole e medie imprese, dando una spinta decisiva alla loro internazionalizzazione.

Le politiche di sviluppo devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale. L'Unione europea, come sapete, ha fatto della sostenibilità ambientale un obiettivo trasversale a tutti i suoi interventi. Anche noi in Italia abbiamo preso molto seriamente questo punto, per arrivare in anticipo in materia di ricorso alle fonti di energia rinnovabili. L'America Latina, con le sue enormi risorse ambientali, costituisce una regione cruciale per gli equilibri dell'ecosistema dell'intero pianeta.

Anche in questo campo possiamo unire le nostre forze, consapevoli che l'economia verde rappresenterà in futuro il fattore determinante per trainare la crescita e l'occupazione.

Si tratta certamente di grandi obiettivi, che sono tuttavia alla nostra portata e che confermano come fra Italia e America latina vi sia un rapporto davvero speciale. Un rapporto che però non vuole essere esclusivo, ma al contrario intende collocarsi nell'ambito di partnership più ampie che pongano in collegamento le diverse parti del mondo per affrontare i grandi temi, le grandi sfide globali.

Perché nessuna di queste sfide cruciali potranno essere risolte isolandoci, ogni paese per sé. Non è che costruendo muri, mettendo fili spinati, noi potremo dare le risposte a queste tematiche. L'interesse nazionale non corrisponde all'isolamento, ma alla capacità di raccordo tra gli Stati: perché le tematiche sono sovranazionali e dunque le risposte non possono essere nazionali. Questo se vogliono essere efficaci, perché c'è magari anche chi ha interesse a non trovare risposte efficaci.

Il nostro Forum guarda quindi nella direzione opposta rispetto ai muri, all'interesse alla chiusura, all'isolazionismo. Vuole dare il suo contributo ad una strategia multilaterale, che sia negoziata e che assicuri anche la pace, la libertà e la prosperità alle nuove generazioni.

E' un invito a lavorare insieme, perché è solo unendo le forze che noi riusciremo a dare le risposte giuste, adeguate ai grandi problemi che abbiamo davanti e che da soli non riusciremo mai a risolvere.

Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro.